{"id":383,"date":"2018-02-26T18:25:43","date_gmt":"2018-02-26T17:25:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/?page_id=383"},"modified":"2018-03-08T14:19:48","modified_gmt":"2018-03-08T13:19:48","slug":"don-ponzio-capodoglio","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/?page_id=383","title":{"rendered":"Identit\u00e0 versus\/&#8230;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>Identit\u00e0 versus\/\u2026<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Chiara Mangiarotti<\/strong><\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-400\" src=\"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/copertina_ponzio_capodoglio-191x300.jpg\" alt=\"copertina_ponzio_capodoglio\" width=\"191\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/copertina_ponzio_capodoglio-191x300.jpg 191w, http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/copertina_ponzio_capodoglio-651x1024.jpg 651w, http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/copertina_ponzio_capodoglio.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 191px) 100vw, 191px\" \/>\u00a0<\/strong>Mi inserisco in questo dibattito<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> attraverso un romanzo che mi ha molto colpito, <em>Don Ponzio Capodoglio<\/em>, l\u2019ultima fatica di Giorgio Pressburger, narratore, autore e regista teatrale, saggista. Nato a Budapest nel 1937, rifugiatosi in Italia nel 1956, dopo l\u2019invasione sovietica in Ungheria, \u00e8 stata una importante figura nel panorama culturale italiano e internazionale. \u00c8 scomparso nell\u2019autunno del 2017, pochi mesi dopo aver dato alle stampe questo romanzo, a cui teneva moltissimo.<\/p>\n<p>In un\u2019intervista radiofonica a Felice Cimatti disse che, un autore non dovrebbe dirlo, ma lui consigliava a tutti di acquistare questo libro perch\u00e9 molto importante. Importante perch\u00e9? Perch\u00e9 parla in forma romanzata, attraverso le avventure dello strampalato e donchisciottesco protagonista che d\u00e0 il titolo all\u2019opera, dell\u2019\u201dossessione della propria, identit\u00e0, origine e appartenenza\u201d che \u201cin questa epoca sanguinosa e caotica [\u2026] si \u00e8 diffusa, come un morbo micidiale, su tutto il nostro pianeta\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Quest\u2019opera si prefigge perci\u00f2, leggiamo, di dare il proprio contributo per sconfiggere questa grave e contagiosa malattia: la ricerca dell\u2019identit\u00e0. \u201cL\u2019Identit\u00e0 purtroppo molto spesso uccide, sia chi cerca la propria, sia chi si oppone a chi la sta cercando\u201d.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> Non a caso due conflitti mondiali del secolo scorso, i pi\u00f9 sanguinosi di tutta la storia dell\u2019umanit\u00e0, scoppiarono proprio a causa della ricerca dell\u2019identit\u00e0. Che cosa ci pu\u00f2 liberare dai vincoli dell\u2019identit\u00e0?<\/p>\n<p>Per rispondere a questa domanda seguiamo Negrescu, un\u2019ambigua figura di spione-letterato-alter-ego dell\u2019autore, nelle lettere che indirizza al protagonista, attraverso le quali inizia una disamina sulla metamorfosi che certi scrittori compiono, lui stesso per primo, per creare opere in una lingua diversa da quella materna. Scrive Negrescu: \u201cDal chiasso infernale ero ritornato a quel linguaggio che avevo perduto nella lingua di adozione: la lingua dei giochi d\u2019infanzia. Essi costituivano per me il massimo tesoro, il massimo segreto de scoprire.\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> Jacques Lacan ha scoperto che dietro al linguaggio c\u2019\u00e8 <em>lalingua<\/em>, l\u2019uso primario e singolare di una lingua che serve al godimento e non alla comunicazione. Come asserisce Jacques-Alain Miller \u201cIl linguaggio \u00e8 il sistema, eventualmente grammaticale, il sistema linguistico, che si inventa a partire da lalingua.\u201d<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> Continua Negrescu \u201c Possiamo noi soli, noi esseri umani, far convivere dentro di noi due o pi\u00f9 \u201cforme\u201d mentali diverse<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, senza tragedia senza bisogno di rinchiuderci nel bozzolo, senza spargimento di sangue? Siamo progettati per essere di molte forme e \u00e8 questo che ci pu\u00f2 assolvere dai vincoli dell\u2019identit\u00e0 che \u00e8 stato uno dei miti, uno degli idoli, uno dei morbi pestilenziali dei secoli e millenni passati. La letteratura, l\u2019arte, pu\u00f2, sotto questo aspetto, insegnare molto all\u2019altra grande attivit\u00e0 della mente umana: la politica.\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a><\/p>\n<p>Negrescu prosegue il suo discorso attraverso scrittori come Joseph Conrad, Kazuo Ishiguro e Samuel Beckett che hanno scritto in inglese o Franz Kafka e Paul Celan per la letteratura di lingua tedesca<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. All\u2019apprendimento della lingua nei primi anni di vita \u201csono legate anche le esperienze pi\u00f9 terribili dell\u2019esistenza dell\u2019uomo [\u2026] L\u2019esperienza traumatica della realt\u00e0 le nostre emozioni pi\u00f9 antiche, pi\u00f9 forti sono vissute all\u2019et\u00e0 in cui impariamo a parlare. Chi abbandona la lingua appresa a quel modo, abbandona il proprio se stesso pi\u00f9 antico. Abbandona la realizzazione di quel ponte meraviglioso che collega emozione pensiero ed espressione. Ma ci sono altri ponti, pi\u00f9 lontani meno conosciuti, le lingue straniere, che si possono costruire e percorrere ugualmente. Soltanto che questi nuovi collegamenti saranno completamente diversi da quelli di prima.\u201d<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a> Cosa rimane a questi scrittori delle immagini sensazioni parole emozioni dell\u2019infanzia? Nulla nel caso di Beckett che, oltrepassati i confini della lingua, giunge nel deserto, il \u201cbozzolo silenzioso\u201d<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> dell\u2019uomo della civilt\u00e0 di massa. Oppure quella \u201ctempesta di emozioni\u201d<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> lascia il posto \u2013 \u00e8 il caso di Ionesco \u2013 alla \u201cbestia nuda e cruda\u201d<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>del dramma \u201cIl rinoceronte\u201d, lo stesso si pu\u00f2 dire per Kafka dove <em>La metamorfosi<\/em> di Gregorio Samsa, le cui parole chiuse nella sua coscienza sono per gli altri un \u201coscuro borbottio\u201d<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a> allude a quella dello scrittore stesso. Altri scrittori si servono della nuova lingua per descrivere esperienze troppo sofferte per poter essere affrontate nella lingua d\u2019origine oppure, come Celan trasformano, innovandola, la lingua ospitante. Certi, come Joseph Conrad e Vladimir Nabokov, si fanno guidare dalle loro ossessioni e passioni che trasportano in un\u2019altra lingua \u201cmiracolosamente adeguata\u201d. Un altro tipo di trasmigratore linguistico \u00e8 Italo Svevo che da piccolo aveva parlato in triestino o in tedesco e ha scritto in un italiano non proprio meraviglioso, eppure ugualmente \u00e8 un grande scrittore. Dove risiede allora la sua grandezza? \u00a0\u201cLe verit\u00e0 di Svevo non non poggiavano sul linguaggio, bens\u00ec sull\u2019inarrivabile acutezza di osservazione e di introspezione, resa possibile dalla psicoanalisi\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>. E del resto anch\u2019essa non si basa sul linguaggio \u2013 asserisce Negrescu e si chiede come avrebbe potuto altrimenti Freud, che non parlava russo, analizzare l\u2019Uomo dei lupi. Per non parlare di Joyce \u201cche ha usato parole di quarantadue lingue\u201d<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Anch\u2019egli in bilico tra due lingue, l\u2019inglese e il gaelico, che con il trauma sub\u00ecto dalla <em>lalingua<\/em>, e dalle sue conseguenze, ne ha fatto un\u2019opera<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che tutti gli scrittori portati ad esempio, ed altri ancora che non ho citato, siano di sesso maschile, perch\u00e9 maschile \u00e8 l\u2019Uno, l\u2019universale, la dittatura del Tutto che ha come conseguenza l\u2019esclusione di alcuni, a cui questi scrittori linguisticamente \u201ctrasmigratori\u201d hanno cercato un\u2019alternativa.<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a> Nel romanzo il sesso femminile \u00e8 rappresentato da Sieglinde Kittwitz, la compagna di Ponzio Capodoglio, di cui ci viene detto che \u201cnon pensava minimamente di non esistere [\u2026] Origine? Lei non aveva n\u00e9 inizio n\u00e9 fine. <em>Esisteva<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>. La debordante, eccessiva Sieglinde, nella sua unicit\u00e0 \u00e8 la metafora incarnata del(la\/) donna lacaniana: non tutta sotto l\u2019ombrello del Tutto perch\u00e9 pu\u00f2 provare un godimento in eccesso di cui Lei stessa non sa niente, non ha dunque statuto di essere ma di esistenza.<\/p>\n<p>La posizione di Negrescu \u00e8 radicale: \u201c<em>Il linguaggio non \u00e8 la casa dell\u2019essere<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. Anche Lacan si distacca dalla proposizione heideggeriana parlando di <em>dit-mension<\/em>, dimora del detto, distinguendo il dire, universale, dal detto che assume per il soggetto una dimensione singolare<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>. A fondamento della \u00a0negazione di Negrescu c\u2019\u00e8 la domanda \u201cquanta parte di un\u2019opera narrativa, ma direi di una qualunque persona vivente sia legata al linguaggio, e quanta parte no.\u201d<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a> E continua, argomentando che, chi non \u00e8 in grado di esprimersi nella nostra lingua \u00e8 un barbaro, etimologicamente un balbuziente, un non essere da eliminare come fecero i nazisti con i minorati mentali, ebrei, zingari e altri non ariani. Porta poi ad esempio Paul Celan &#8211; uno scrittore che, per scostarsi dalla lingua di chi aveva sterminato la sua famiglia ricorre nella sua poesia al lessico tedesco dell\u2019ingegneria mineralogica \u2013 che in <em>La verit\u00e0 della Poesia<\/em> cos\u00ec scrive: alla ricerca \u201cdel luogo della mia propria origine [\u2026]\u00a0 Trovo quello che unisce, quello che pu\u00f2 avviare il poema all\u2019incontro. Trovo qualcosa che \u00e8 \u2013 come la lingua immateriale, eppure terrestre, planetario, qualcosa di circolare, che ritorna a se stesso, attraverso entrambi i poli e facendo questo interseca \u2013 \u00e8 divertente- persino i tropici: trovo\u2026un <em>Meridiano<\/em>\u201d<em> <a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\"><strong>[22]<\/strong><\/a><\/em><em>.<\/em> Per Paul Celan la verit\u00e0 della poesia \u00e8 simile all\u2019entit\u00e0 fittizia, che ospita uno spazio immaginario di un meridiano. Un\u2019entit\u00e0 che per Pressburger \u00e8 \u201cmalattia\u201d, \u201cautenticit\u00e0\u201d, un qualcosa che con le parole di Carlo Michaelstaedter<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a> \u00e8 \u201cpersuasione\u201d, unicit\u00e0 dell\u2019essere umano che \u00e8 il primo e l\u2019ultimo crea da s\u00e9 il proprio mondo, in opposizione alla \u201cretorica\u201d che \u00e8 parola vuota<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.<\/p>\n<p>Possiamo accostare il \u201cmeridiano\u201d di Celan al sinthomo di Lacan, nocciolo di godimento fuori senso che ha organizzato la storia di ognuno e a cui, al termine di un\u2019analisi, il soggetto si identifica.<\/p>\n<p>Come scrive A. Di Ciaccia in questo dibattito, il linguaggio \u00e8 la casa dove veniamo \u201caccolti\u201d come stranieri. Se la psicoanalisi offre una \u201cpropedeutica soggettiva per limitare e assimilare lo straniero che \u00e8 in ognuno di noi, [quale] propedeutica per limitare e assimilare lo straniero che chiede di essere accolto in una comunit\u00e0\u201d?<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a> Un suggerimento, senz\u2019altro parziale ma istruttivo, ci viene dalla scuola: quando in una classe un bambino \u201cdiverso\u201d, poniamo un autistico, viene stigmatizzato ed escluso e nei compagni viene fomentata la diffidenza nei suoi confronti, si crea un problema, quando lo stesso bambino viene accolto a partire dalla sua diversit\u00e0, diventa una risorsa per tutta la classe.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Dibattito preparatorio al Forum Europeo \u201cLo straniero\u201d tenutosi a Roma il 24 febbraio 2018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> G. Pressburger, <em>Don Ponzio Capodoglio<\/em>, Marsilio, Venezia 2017, p. 9.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Ibid., p.154.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Ibid., p. 160.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> J.-A.Miller, <em>Pezzi staccati<\/em>, Astrolabio, Roma 2006, p. 16.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Date dalla lingua di origine e da quella\/e acquisite, nel caso degli scrittori di cui Negrescu sta parlando.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> G. Pressburger, <em>Don Ponzio Capodoglio<\/em>, op. cit., p. 160.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Ibid., p. 142, 143.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Ibid., p. 144.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Ibid., p. 146.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Ibid., p. 147.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Ibid.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Ibid.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Ibid., p. 289.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> Ibid., p.161.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> Cfr. J.-A. Miller, <em>Pezzi staccati<\/em>, op. cit. p. 39.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Cfr. in questo dibattito M.-H. Brousse, <em>L\u2019etrange qui erre.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> G. Pressburger, <em>Don Ponzio Capodoglio<\/em>, op. cit., p. 138. Corsivo nostro.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> Ibid., p. 283.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> Cfr. J. Lacan, Il seminario XVIII p. 110, J: Lacan, Il seminario XX p. 21.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> Ibid., p. 283.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> <em>La verit\u00e0 della <\/em>Poesia, discorso pronunciato nel 1960 in occasione del conferimento del premio letterario dell\u2019allora Repubblica Federale Tedesca intitolato a Georg B\u00fcchner e ora contenuto in un volumetto di sue prose recante questo titolo, in G. Pressburger, Don Ponzio Capodoglio, op. cit., p. 288.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> Carlo Michaelstaedter, filosofo italiano nato a Gorizia nel 1887 da famiglia ebraica e morto suicida a 23 anni nel 1910.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> C. Michaelstaedter, <em>La persuasione e la rettorica<\/em>, tesi di laurea in filologia.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a> Cfr. A. Di Ciaccia,<em> Lo straniero<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Identit\u00e0 versus\/\u2026 Chiara Mangiarotti \u00a0Mi inserisco in questo dibattito[1] attraverso un romanzo che mi ha molto colpito, Don Ponzio Capodoglio, l\u2019ultima fatica di Giorgio Pressburger, narratore, autore e regista teatrale, saggista. 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