{"id":365,"date":"2017-06-09T17:27:40","date_gmt":"2017-06-09T15:27:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/?page_id=365"},"modified":"2017-06-09T17:27:40","modified_gmt":"2017-06-09T15:27:40","slug":"temple-grandin-il-cervello-autistico","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/?page_id=365","title":{"rendered":"Temple Grandin, il cervello autistico"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Temple Grandin, Il cervello autistico, Adelphi, Milano 2014<\/p>\n<p>di Chiara Mangiarotti<\/p>\n<p>\u201cUn viaggio attraverso il cervello autistico\u201d, cos\u00ec Temple Grandin definisce questo libro, un\u2019avventura in cui l\u2019autrice guida il lettore, avvalendosi della sua esperienza di autistica e di quanto \u00e8 riuscita ad apprendere dalle numerose scansioni cerebrali cui si \u00e8 sottoposta. Temple Grandin ripone una grande fiducia nella \u201cscienza dura\u201d che, attraverso i risultati delle tecnologie sempre pi\u00f9 avanzate di neuroimaging e della ricerca genetica, pensa la localizzazione dell\u2019autismo nel cervello e non pi\u00f9 nella mente. Una prospettiva che l\u2019autrice oppone al metodo diagnostico basato sui profili comportamentali del DSM, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, rispetto al quale non esita a mettere in guardia i genitori affinch\u00e9 non si facciano imprigionare dalle etichette. Al contrario, una diagnosi basata sulla biologia potrebbe attuare un intervento precoce, quando il cervello pu\u00f2 essere ancora riorganizzato nelle sue connessioni; potrebbe mirare pi\u00f9 localmente alle aree cerebrali che si possono riabilitare; e, soprattutto, potrebbe fare una prognosi caso per caso.<\/p>\n<p>A questo c\u2019\u00e8 da aggiungere il beneficio psicologico che Temple Grandin valuta a partire da se stessa: \u201cPersonalmente mi piace sapere che il mio alto livello di ansia potrebbe essere legato al fatto che ho un\u2019amigdala ingrossata [&#8230;] Mi aiuta a tenere l\u2019ansia nella giusta prospettiva.\u201d (p. 54). L\u2019alleggerimento dell\u2019ansia prodotto dalla ricerca di una causalit\u00e0 biologica, non \u00e8 forse dovuto al fatto che Temple, proprio come scienziata, ha trovato un sostegno alla sua esistenza, ha individuato il suo \u201cpunto di forza\u201d, come lei lo chiama? Il neuroimaging tuttavia non pu\u00f2 distinguere tra causa ed effetto. Come spieghiamo, ad esempio, che la corteccia cerebrale di un soggetto autistico reagisca di meno alla vista di facce che alla vista di oggetti? Gli autistici socializzano di meno perch\u00e9 le connessioni corticali registrano debolmente le facce, oppure l\u2019attivit\u00e0 corticale in relazione alle facce \u00e8 atrofizzata per la scarsa socializzazione?<\/p>\n<p>Se la biologia cerca di rispondere alle domande: \u201cIn che cosa il cervello autistico appare diverso da un cervello normale? Che cosa fa di diverso da quello che fa un cervello?\u201d, per rispondere \u201ca una terza domanda: Come \u00e8 diventato cos\u00ec?\u201d (p. 63) l\u2019autrice invita a rivolgerci alla genetica, definita da lei stessa \u201cun enorme ginepraio\u201d, in cui molte piccole variazioni del codice genetico controllano lo sviluppo del cervello. Come le CNV (copy number variations). Per la maggior parte sono ereditate, oppure sono mutazioni de novo che sorgono spontaneamente nell\u2019ovulo o nello spermatozoo prima della fecondazione o nell\u2019ovulo appena fecondato. Molte di esse sono benigne e fanno parte di ci\u00f2 che definisce l\u2019unicit\u00e0 della persona. Nella ricerca effettuata dall\u2019Autism Genome Project (AGP, 2010), secondo la valutazione di Stanley Nelson, professore di genetica umana e di psichiatria all\u2019Universit\u00e0 della California di Los Angeles, sono stati trovati molti pi\u00f9 geni alterati nei bambini autistici che nel gruppo di controllo, ma il problema \u00e8 che ogni bambino presentava un\u2019anomalia diversa in un gene diverso!<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>L\u2019impossibilit\u00e0 di trovare una causa genetica comune a tutti gli autistici e la constatazione che le determinazioni genetiche sono sempre differenti, ci riportano al carattere unico di ciascun individuo. Come notano Fran\u00e7ois Ansermet e Ariane Giacobino in Autismo. A ciascuno il suo genoma1, troviamo qui un incontro inatteso, e che tutto faceva ritenere improbabile, tra genetica e psicoanalisi. Non parliamo della psicoanalisi aborrita da Temple Grandin che collocherebbe la causalit\u00e0 dell\u2019autismo nei genitori, madre frigorifero e simili \u2013 ma di una psicoanalisi del caso per caso che mira all\u2019irriducibilit\u00e0 del soggetto nella sua unicit\u00e0. Scrive Temple Grandin: \u201cSono le differenze che fanno di noi degli individui: gli allontanamenti dalla norma, le varianti del cervello [&#8230;] Il numero delle mutazioni de novo nel DNA? La particolare posizione di ognuna di queste CNV sul cromosoma? Continuum, ancora continuum. Spesso ho pensato che arriveremo a chiederci se una mutazione genetica collegata all\u2019autismo non sia altro che una mutazione come le altre. Ogni cosa nel cervello, ogni cosa nella genetica, si colloca in un unico grande continuum\u201d (p. 124).<\/p>\n<p>Moltissimi autistici soffrono di problemi sensoriali, una confusione e alterazione della percezione e dell\u2019informazione che colpisce sia loro che le persone a loro vicine. I ricercatori si sono occupati moltissimo della comunicazione sociale e del riconoscimento dei volti umani degli autistici ma finora hanno trascurato quest\u2019aspetto. L\u2019autrice pone l\u2019accento su questi disturbi altamente invalidanti, nella prospettiva del \u201ccaso per caso\u201d. I problemi sensoriali sono stati catalogati come \u201ciperattivit\u00e0 sensoriale\u201d, in persone sensibili agli input: situazioni rumorose e di confusione, gusti, odori, sensazioni tattili, e \u201cipoattivit\u00e0 sensoriale\u201d in persone che hanno reazioni deboli a stimoli comuni, ad esempio non rispondono quando sono chiamati ecc. Ma, si chiede Temple Grandin, queste descrizioni corrispondono veramente a quello che sta accadendo al soggetto? E conclude: \u201cSe i ricercatori vogliono sapere che cosa significa essere una delle moltissime persone che vivono in una realt\u00e0 sensoriale alternativa, devono chiederlo ai diretti interessati\u201d (p. 95).<\/p>\n<p>Come Tito Rajorshi Mukhopadhyay che nei suoi libri parla della realt\u00e0 da lui vissuta attraverso un \u201cS\u00e9 agente\u201d e un \u201cS\u00e9 pensante\u201d. Il primo \u00e8 \u201cbizzarro e pieno di azioni\u201d: vede se stesso come pezzi staccati e gira su se stesso per poter \u201cassemblare le sue parti in un tutto\u201d; mentre il s\u00e9 pensante \u00e8 \u201cpieno di conoscenze e di sentimenti\u201d2 (p. 98). La \u201csindrome del mondo intenso\u201d, come \u00e8 stato chiamato il sovraccarico di informazioni, fa s\u00ec che il soggetto autistico si chiuda in se stesso o diventi aggressivo. Troppe informazioni potrebbero far sembrare il S\u00e9 agente iporeattivo mentre il S\u00e9 pensante si sentirebbe sopraffatto. Questo accade anche nei soggetti autistici non verbali che sono molto pi\u00f9 coinvolti nel mondo di quello che non sembri. Dal punto di vista del S\u00e9 pensante, categorie come iporeattivo e iperreattivo perdono di senso, sono due facce della stessa medaglia. Questa considerazione \u00e8 ricca di implicazioni. Una tra tutte: se il \u201cmondo intenso\u201d provoca risposte emozionali violente come la paura, allora comportamenti apparentemente antisociali non sono altro che la risposta ad un \u201cambiente intensamente e dolorosamente percepito come ostile\u201d (p. 106). Scrive Temple Grandin: \u201cLa diagnosi di autismo non \u00e8 forse basata sul comportamento? Tutto il nostro approccio all\u2019autismo non risulta forse da quella che sembra l\u2019esperienza dall\u2019esterno (il S\u00e9 agente), piuttosto che da quella che \u00e8 l\u2019esperienza vissuta dall\u2019interno (il S\u00e9 pensante)?\u201d (p. 115). Per questo l\u2019autrice crede nella necessit\u00e0 di \u201cripensare il cervello autistico\u201d (\u00e8 il titolo della seconda parte del libro) andando oltre le etichette.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>A questo proposito, Temple Grandin critica duramente il DSM-5: che vede come \u201cuna serie di diagnosi fatte da un comitato di medici che, seduti intorno a un tavolo, discutono del codice delle assicurazioni. Grazie al pensiero prigioniero delle etichette, abbiamo adesso una tale abbondanza di diagnosi che semplicemente non ci sono abbastanza sistemi cerebrali per tutti questi nomi\u201d (p. 133). Il DSM-5 modifica la portata della diagnosi: oggi un Asperger potrebbe soddisfare tutti i criteri per essere diagnosticato autistico anche se non ha un ritardo del linguaggio. Oppure potrebbe essere inserito in Disturbo sociale della comunicazione oppure Disturbi da comportamento dirompente, Disturbi del controllo degli impulsi o Disturbi della condotta. Commenta l\u2019autrice a proposito di quest\u2019ultima: \u201cIl DSM avrebbe anche potuto chiamare quest\u2019ultima categoria \u2018Sbattili in galera\u2019\u201d (p.131)! E auspica che \u201cInvece di parlare di serie di sintomi, nel tentativo di etichettarli, possiamo cominciare a parlare di un particolare sintomo e cercare di individuarne l\u2019origine [&#8230;] Pensare a singoli sintomi, uno per uno alla fine ci permetter\u00e0 di pensare alla diagnosi e al trattamento paziente per paziente\u201d (p. 133 e 136).<\/p>\n<p>Nella prospettiva della singolarit\u00e0, Temple Grandin sostiene un approccio all\u2019autismo che miri a individuare i punti di forza in ogni soggetto anzich\u00e9 concentrarsi sul deficit, come fin ora hanno fatto la maggior parte delle ricerche. Se solo il 10% degli autistici sono dei savant, tutti hanno delle attitudini e delle inclinazioni che possono essere sviluppate positivamente. Secondo Michelle Dawson, una ricercatrice autistica, \u201cLe persone autistiche hanno difficolt\u00e0 a mettere insieme il quadro complessivo [&#8230;] non sono in grado di vedere la foresta ma vedono solo gli alberi\u201d (p. 141), propensione per la quale \u00e8 stato coniato il termine \u201cpredilezione locale\u201d. Per esempio i bambini autistici non sono in grado di comporre le parti di un volto per interpretarne le emozioni ma riescono invece a riconoscere il pattern puro, ad esempio nel test figura nascosta o nel gioco trovare l\u2018intruso. Cos\u00ec Dawson ha un approccio alla ricerca di tipo bottom up, concentrato sui dati, mentre normalmente i ricercatori hanno un approccio di tipo top-down, che consiste nell\u2019elaborare un\u2019idea generale, un modello, considerando un minor numero di fonti, tornando poi ai fatti per convalidare o falsificare il modello. La modalit\u00e0 di tipo bottom-up, se ha bisogno di molti dati, ha per\u00f2 il vantaggio di generare modelli esatti e, inoltre \u00e8 possibile modificare i dati in corso d\u2019opera perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 ancora la soluzione complessiva. Temple Grandin paragona il funzionamento della sua mente a quello dei motori di ricerca ed convinta che i primi a progettarli siano state persone con un cervello simile al suo. Un motore di ricerca ha bisogno di informazioni per dare dei risultati, il cervello umano ha bisogno di ricordi. Per questo gli autistici, se difettano quanto a memoria a breve termine, hanno una memoria a lungo termine eccezionale. Coloro che utilizzano una modalit\u00e0 di ricerca a partire dai dettagli hanno pi\u00f9 possibilit\u00e0 di avere risultati creativi perch\u00e9 non sanno dove stanno andando, conformemente a una definizione di creativit\u00e0 che risiede in \u201cun improvviso e inaspettato riconoscimento di concetti o fatti non visti precedentemente\u201d (p. 150 ). \u201cNoi ci aspettiamo delle sorprese\u201d, afferma l\u2019autrice (p. 153).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 4\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>In Pensare in immagini, Temple Grandin aveva compreso che il suo modo di vedere il mondo non era lo stesso degli altri ed era convinta che tutti gli autistici pensassero solo in immagini. Il modo in cui ogni autistico utilizza i propri punti di forza, l\u2019ha condotta ora a ipotizzare una terza categoria oltre ai pensatori verbali e ai pensatori visivi: i pensatori per pattern. I quadri di un\u2019artista come Jessica Park o la capacit\u00e0 di memorizzare una quantit\u00e0 enorme di numeri di David Tammet corrispondono ad un pensiero per pattern. Ma in che modo l\u2019ipotesi relativa a questi tre tipi di menti aiuta il cervello autistico? Fin da piccola l\u2019autrice ha imparato a lavorare sui suoi punti di forza: non riusciva a sciare ma disegnare era quello che sapeva fare meglio, cos\u00ec poteva impiegare questa sua abilit\u00e0 per decorare la casetta dello skilift. Grazie alla sua plasticit\u00e0, il cervello pu\u00f2 creare connessioni tutta la vita. Anche il cervello di Temple Grandin \u00e8 cambiato nel corso degli anni: dal disegno \u00e8 passata a tenere conferenze sull\u2019autismo, riconvertendo il suo cervello a questa nuova abilit\u00e0. \u00c8 consulente per genitori di bambini autistici che indirizza a individuare gli interessi e i talenti dei loro figli.<\/p>\n<p>Come identificare i punti di forza e aiutare i bambini autistici a volgere a loro favore la plasticit\u00e0 del cervello? Secondo l\u2019autrice, la scuola non dovrebbe trattare i ragazzi come se fossero tutti uguali ma seguire le loro inclinazioni. Se un alunno eccelle nelle materie artistiche e disegna solo auto da corsa, incoraggiarlo, invece di costringerlo a fare altro (sic), per poi ampliarne l\u2019ambito: fargli disegnare l\u2019autodromo, poi i palazzi che ci sono intorno, ecc., trasformando un\u2019abilit\u00e0 ripetitiva in una forza che si pu\u00f2 evolvere creativamente. La scuola \u2013 e non solo negli USA \u2013 \u00e8 programmata per i pensatori verbali mentre invece sarebbe importante che prendesse in considerazione i campi in cui eccellono i pensatori visivi e i pensatori per pattern. Non possiamo che concordare. \u00c8 altrettanto importante che i genitori permettano ai bambini di fare esperienza del mondo, prima del raggiungimento dell\u2019et\u00e0 lavorativa. Temple Grandin stessa, come avrebbe potuto appassionarsi alla zoologia se non avesse visitato il ranch della zia? Ma non occorre andare lontano, anche un posto vicino a casa pu\u00f2 bastare. L\u2019importante \u00e8 che genitori e insegnanti siano attenti ad individuare e sostenere passioni intorno alle quali costruire una futura professione e a responsabilizzarli nelle loro attivit\u00e0. A questo proposito l\u2019autrice rivolge agli autistici alcuni consigli: governare le proprie emozioni, trasformando la rabbia in frustrazione e imparando a piangere, vendere il proprio lavoro e non se stessi, evitando per esempio i colloqui faccia a faccia, cercare una guida che sappia sostenere indirizzare le proprie inclinazioni.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 5\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>La certezza che l\u2019autismo risieda nel cervello e nei geni \u00e8 per lei, paradossalmente, una garanzia di libert\u00e0: \u201cquando qualcosa \u00e8 \u2018tutto nella vostra mente\u2019 la gente pensa che sia volontario, che sia qualcosa che potreste controllare se solo ci provaste con maggior impegno o se foste stati addestrati in maniera diversa\u201d (p. 229). Per questo ha fiducia che l\u2019autismo possa essere considerato in futuro \u201ccervello per cervello, stringa di DNA per stringa di DNA, tratto per tratto, punto di forza per punto di forza e, forse la cosa pi\u00f9 importante, individuo per individuo\u201d (p. 230). Temple Grandin, se ci dichiara a sorpresa la sua vicinanza a Freud che, fiducioso nei progressi della scienza, si attendeva dalla biologia \u201cle pi\u00f9 sorprendenti delucidazioni [&#8230;] tali da far crollare tutto l\u2019artificioso edificio delle nostre ipotesi\u201d3, in questo si rivela davvero freudiana e anche un po\u2019 lacaniana: l\u2019attenzione alla particolarit\u00e0 soggettiva, l\u2019insegnamento maggiore della psicoanalisi applicata all\u2019approccio dell\u2019autismo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>1 F. Ansermet e A. Giacobino, Autismo. A ciascuno il suo genoma, Quodlibet, Macerata 2013.<br \/>\n2 Tito Rajarshi Mukhopadhyay, How Can I Talk If My Lips Don\u2019t Move. Inside My Autistic Mind, Arcade Publishing, New York, 2008. In questo libro l\u2019autore descrive come si \u00e8 liberato dalla prigione dell\u2019autismo.<br \/>\n3 S. Freud, Al di l\u00e0 del principio di piacere, in Opere, vol. IX, pp. 189-249, Bollati Boringhieri, Torino 1989.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Temple Grandin, Il cervello autistico, Adelphi, Milano 2014 di Chiara Mangiarotti \u201cUn viaggio attraverso il cervello autistico\u201d, cos\u00ec Temple Grandin definisce questo libro, un\u2019avventura in cui l\u2019autrice guida il lettore, avvalendosi della sua esperienza di autistica e di quanto \u00e8 riuscita ad apprendere dalle numerose scansioni cerebrali cui si \u00e8 sottoposta. 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