{"id":358,"date":"2017-06-09T17:27:03","date_gmt":"2017-06-09T15:27:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/?page_id=358"},"modified":"2018-03-09T12:34:33","modified_gmt":"2018-03-09T11:34:33","slug":"armenity","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/?page_id=358","title":{"rendered":"Armenity"},"content":{"rendered":"<p><i>Armenity <\/i>\u00e8 il titolo dell\u2019allestimento presso il Padiglione della Repubblica di Armenia per la 56. Esposizione\u00a0Internazionale d\u2019Arte della Biennale di Venezia, premiato con il Leone d\u2019oro. Il luogo che lo ospita \u00e8 l\u2019isola di San Lazzaro degli Armeni, situata nella laguna di Venezia con il suo Monastero Mekhitarista, uno dei pi\u00f9 importanti centri della cultura armena nel mondo, sede da circa tre secoli di una tipografia e di una biblioteca che conserva preziosi manoscritti. Nel centenario del genocidio armeno, l\u2019esposizione, curata da Adelina C\u00fcberyan von F\u00fcrstenberg, riunisce artisti internazionali di origine armena sul tema della diaspora e di una identit\u00e0 dispersa da reinventare costantemente. Gli artisti presenti sono: Haig Aivazian, Nigol Bezjian, Anna Boghiguian, Hera B\u00fcy\u00fckta\u015f\u00e7iyan, Silvina Der-Meguerditchian, Rene Gabri &amp; Ayreen Anastas, Mekhitar Garabedian, Aikaterini Gegisian, Yervant Gianikian &amp; Angela Ricci Lucchi, Aram Jibilian, Nina Katchadourian, Melik Ohanian, Mikayel Ohanjanyan, Rosana Palazyan, Sarkis, Hrair Sarkissian.<\/p>\n<p>Qualche suggestione ricevuta da alcune opere:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-25 aligncenter\" src=\"https:\/\/chiaramangiarottiarchivio.files.wordpress.com\/2015\/07\/img_5754.jpg?w=225\" alt=\"IMG_5754\" width=\"225\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p>Nel giardino del chiostro del monastero, Rosana Palazyan (nata a Rio de Janeiro, dove vive e lavora, nel 1963)\u00a0 presenta <i>Por que Daninhas \/ Why Weeds? <\/i>2006-2015. Dieci fotografie stampate su vinile ci mostrano piante considerate infestanti: ciascuna di esse \u00e8 fissata come un reliquiario sotto un materiale trasparente. Le radici sono sostituite da frasi sulle erbacce ricamate con i capelli dell\u2019artista &#8211; \u201centrambi i DNA, l\u2019umano e il vegetale, sono rappresentati\u201d &#8211; come queste:<\/p>\n<p>\u2026sono indesiderate e devono essere distrutte\u2026<\/p>\n<p>\u2026invadono aree delle specie di maggior interesse\u2026<\/p>\n<p>\u2026hanno una grande capacit\u00e0 di sopravvivenza e di moltiplicazione della specie\u2026<\/p>\n<p>\u2026le loro popolazioni crescono in situazione di disordine\u2026<\/p>\n<p>\u2026competono per lo spazio e per le sostanze nutritive\u2026<\/p>\n<p>\u2026sono viste come nemici da controllare\u2026<\/p>\n<p>Frasi simili possono altrettanto essere riferite alle vittime di genocidi, agli immigrati, agli emarginati, a tutti i tipi di diversit\u00e0 e di esclusione. Nelle sue ricerche per questo lavoro, Palazyan\u00a0ha scoperto che \u201ccerte specie di farfalle sono estinte a causa dello sterminio delle erbacce\u201d. Ognuno di noi, in certe condizioni, se \u00e8 nato al posto sbagliato, se compete per lo spazio e il nutrimento con culture economicamente pi\u00f9 produttive, pu\u00f2 diventare un\u2019erbaccia da sterminare. Accanto all\u2019istallazione, nello spazio del chiostro, le erbacce non saranno rimosse e cresceranno insieme alle piante esistenti. E allora in questo giardino, metafora della convivenza umana, chi sar\u00e0 l\u2019erbaccia?<\/p>\n<p><i><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-26 aligncenter\" src=\"https:\/\/chiaramangiarottiarchivio.files.wordpress.com\/2015\/07\/img_5772_2.jpg?w=300\" alt=\"IMG_5772_2\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/i><\/p>\n<p><i>Ada Ewe vierge<\/i> di Sarkis (nato a Istanbul nel 1938, vive e lavora a Parigi) \u2013 un artista che, significativamente, alla Biennale rappresenta anche la Turchia \u2013 \u00e8 un accessorio di metallo formato da trenta griglie incernierate e impilate una sull\u2019altra, ognuna delle quali supporta un foglio di carta bianco al centro del quale \u00e8 applicata una figurina scolpita in legno che ricorda le statuine rituali africane. Il risultato \u00e8 una sorta di \u201clibro\u201d che si pu\u00f2 \u201csfogliare\u201d dall\u2019alto verso il basso o, anche, nel senso inverso. Sul primo foglio troviamo una figura umana asessuata, il braccio destro alzato verso il cielo come un forcone, mutilata del dito pollice della mano, cos\u00ec come del braccio sinistro. La mano indica il cielo, ma per questa ascesa sar\u00e0 necessario attraversare, girando all\u2019indietro ogni griglia su cui troviamo figure diversamente mancante degli arti, \u201ctesta-piedi\u201d evocanti <i>Il grido<\/i> di Munch. Chi \u00e8 la vergine Ada Ewe? \u201cAda\u201d \u00e8 un palindromo che, come l\u2019istallazione stessa, dovremo leggere all\u2019indietro per giungere infine alla scultura di \u201cEwe vierge\u201d, l\u2019agnella \u2013 termine raro in italiano e, credo, anche in inglese &#8211; sacrificale che rappresenta una bambina integra, con tutti i suoi arti. Ma per giungere a questa figura originaria sar\u00e0 necessario attraversare le stratificazioni traumatiche, in un percorso che si pu\u00f2 paragonare a quello di un\u2019analisi. Attraverso il lavoro dell\u2019artista, quell\u2019attraversamento diventa uno spazio collettivo di memoria della sofferenza umanale cui tracce devono essere gelosamente conservate per diventare una fonte viva da cui potr\u00e0 scaturire del nuovo, sia a livello soggettivo che della collettivit\u00e0. Come \u00e8 evidenziato in un altro lavoro dell\u2019artista, <i>Atlas de Mammuthus Intermedius<\/i>, 2014, una vertebra di Mammut restaurata secondo la tecnica giapponese <i>Kintsugi, <\/i>risalente al XV secolo. Un sottile nastro d\u2019oro percorre le linee di assemblaggio del reperto osseo, sottolineando e valorizzando le fratture anzich\u00e9 celarle. La memoria dei traumi e delle ferite del passato, rappresentata dalle ossa dell\u2019animale preistorico sar\u00e0 preziosa per poter generare il futuro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-27 aligncenter\" src=\"https:\/\/chiaramangiarottiarchivio.files.wordpress.com\/2015\/07\/img_5785.jpg?w=300\" alt=\"IMG_5785\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/p>\n<p>Due opere di Hera B\u00fcy\u00fckta\u015f\u00e7iyan (nata a Istanbul, dove vive e lavora, nel 1984) istallate nella biblioteca del convento sono incentrate sulla lettera armena nella sua materialit\u00e0. <i>Letters from Lost Paradise<\/i>, 2015, \u00e8 un congegno formato da parallelepipedi in legno sui quali sono fissati i punzoni in bronzo di lettere dell\u2019alfabeto armeno che compongono la frase, traslitterata dall\u2019inglese, \u201cLetters from Lost Paradise\u201d. L\u2019autore adotta la strategia di alcune comunit\u00e0 armene dell\u2019Anatolia che, ieri come oggi, pur non conoscendo la lingua armena, ne sanno impiegare l\u2019alfabeto per produrre testi in lingua turca; e si ispira a Lord Byron che aveva soggiornato sull\u2019isola perch\u00e9 voleva assolutamente imparare la lingua del <i>Lost Paradise<\/i>. I parallelepipedi muovono le lettere producendo un lamento angosciante: evocazione del trauma del popolo armeno e allo stesso tempo del trauma del linguaggio che segna per ognuno la perdita del paradiso. <i>The Keepers<\/i>, 2015, \u00e8 un\u2019istallazione composta da calchi di cera delle mani dell\u2019artista che trattengono lettere di bronzo tra i libri, in vari angoli della biblioteca. In queste sculture, la lettera intrattiene un rapporto con l\u2019artista, con il suo corpo vivente, attraverso le sue mani e dialoga con la mummia egiziana conservata nella stanza come rappresentazione del passato lavorato dal linguaggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Armenity \u00e8 il titolo dell\u2019allestimento presso il Padiglione della Repubblica di Armenia per la 56. Esposizione\u00a0Internazionale d\u2019Arte della Biennale di Venezia, premiato con il Leone d\u2019oro. Il luogo che lo ospita \u00e8 l\u2019isola di San Lazzaro degli Armeni, situata nella laguna di Venezia con il suo Monastero Mekhitarista, uno dei pi\u00f9 importanti centri della cultura<\/p>\n<div class=\"centered\"><a class=\"more-linkd\" href=\"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/?page_id=358\">Read More<\/a><\/div>\n","protected":false},"author":101012,"featured_media":0,"parent":320,"menu_order":4,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/358"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101012"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=358"}],"version-history":[{"count":4,"href":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/358\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":410,"href":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/358\/revisions\/410"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/320"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.chiaramangiarotti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=358"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}